Castello di Bauso PDF Stampa E-mail

Il Castello di Bauso


Castello del Conte: è detto Castelnuovo, e da esso, che è signoreggiante il paese, prese titolo il principato, che nel parlamento generale di Sicilia occupò il XXXI posto. Vi si accede da un lato percorrendo tutta l'amenesissima villa, nella quale i viceré spagnoli solevano riposarsi nei loro viaggi da Palermo a Messina, e dall'altro di fronte l'attuale chiesa madre. (Dizionario illustrato dei Comuni di Sicilia; Francesco Nicotra, 1907).

Fu il Conte Stefano Cottone, mercante e banchiere tra i più importanti di Messina, a far costruire nel 1590 il primo borgo che ha forma di castello (esso è conosciuto come Castel Nuovo), come conferma la frase riportata nell’epigrafe situata sul portale del bastione sud-est : «[…] a difesa dalle incursioni da terra e dal mare, Stefano Cottone, IV signore di Bauso, eresse le mura dalle fondamenta …nel 1590… »

Le dimensioni e la fattura del palazzo dimostrano che l’edificio era solo una residenza secondaria dei Cottone, i quali vi sostavano per curare i loro interessi sul territorio, mentre la fortificazione vera serviva anche ai cittadini del borgo come rifugio nel caso di attacchi da parte di corsari barbareschi, a quell’epoca frequenti in tutta l’isola.

L’edificio, a due elevazioni, presenta grandi finestre e porta d’ingresso sul lato nord. Anche all’interno la distribuzione degli ambienti, l’atrio, le scale, la tessitura delle murature, ripetono schemi di edifici residenziali, lontani da qualunque intenzione militaresca.
La cinta muraria e i baluardi angolari possono considerarsi soltanto elementi tipici del Castello, ma privi di qualsiasi cautela difensiva.

La struttura che vediamo oggi dimostra che il castello fu realizzato in fasi costruttive successive: prima la cinta muraria bastionata che si sviluppa su livelli differenti adattandosi alla morfologia della collina, poi il Palazzo vero e proprio al centro del recinto fortificato, il cui prospetto principale è rivolto a nord verso il mare. Infine, la porta d’accesso che si apre sul lato corto del bastione sud-est.

Estintasi con il Principe Carlo la famiglia Cottone, tutti i beni furono acquistati nel 1819 dalla famiglia Pettini, i quali curiosamente mantennero gli stemmi gentilizi dei loro predecessori  limitandosi a sostituire il motto “POTENTIOR” dei Cottone con il loro “NE PEREAT”.
Con l’avvento dei nuovi proprietari, il castello conobbe nuova vita e splendore, ospitando periodicamente i Viceré spagnoli. I Pettini arricchirono l’edificio di rilievi marmorei e busti con ritratti di antenati. Si deve a loro anche la creazione intorno al castello di uno splendido “Giardino all’italiana”. Una passerella collegava direttamente il Castello a un laghetto della villa, nel quale una serie di canali con particolari fontanelle permettevano giochi d’acqua caratteristici e davano vita alle cascate delle tre grotte artificiali intitolate ai tre Canti della Divina Commedia: Paradiso, Purgatorio e Inferno.
Per la costruzione del Giardino sono state utilizzate pietre di colore diverso e vetri multicolori e al suo interno insisteva un laghetto artificiale, habitat favorevole di diverse varietà di piante acquatiche, le grotte “Inferno”, “Purgatorio” e “Paradiso”, e opere artistiche di pregio come la “Fontana dei quattro Leoni” attribuita allo scultore fiorentino Giovanni Angelo Montorsoli. L’attuale amministrazione comunale ha ottenuto un finanziamento di 650mila euro che a breve consentirà di ripristinare in tutta la sua magnificenza l’antico parco giardino, creando un eco-museo naturale, e di riunirlo, tramite la creazione di un passaggio pedonale, al Castello di Bauso, restituendo finalmente a Villafranca il suo cuore storico e culturale e ai turisti una meta da non perdere.
Internamente al Palazzo–Castello, ogni stanza è corredata da un camino di fattura rinascimentale e ornata con fregi, statue, affreschi e busti marmorei. Tra quest’ultimi, spiccano le raffigurazioni dei poeti Dante, Virgilio e Tasso, oltre alle sculture che  rappresentano le “Quattro Stagioni”.
Una pavimentazione di mattonelle di ceramica dipinte a mano di manifattura siciliana abbellisce sia la gradinata esterna del castello che portava alla porta principale, sia   le stanze interne. Dopo un periodo di abbandono, il castello è stato riaperto al pubblico nel 2003 e oggi sono in fase di ultimazione i lavori di restauro che riporteranno l’antica residenza nobiliare, con il suo fastoso giardino, allo splendore originale.